Il Teatro di Anna

di Federico Formignani

Tutto è nato dall’amicizia di un giorno di qualche anno fa. Amicizia? Si, certo, a dispetto del fatto che la maggior parte delle persone etichetti come ‘amicizia’ un rapporto che dura in genere da anni e abbia modo di svilupparsi attraverso diverse coincidenze: frequentazione più o meno assidua, possibilità di dialogo e di confronto di idee, condivisione di obiettivi e passioni: in questo caso per il teatro. Senza dubbio obiettivo primario e insopprimibile passione per Anna; per me, ricordi piacevoli e ‘datati’ di un’attività giornalistica inizialmente svolta a stretto contatto col mondo del palcoscenico: regie radiofoniche, interviste e ‘speciali’ con personaggi del mio ‘tempo’ (Eduardo, Grassi con l’immancabile Strehler, quindi Soleri-Arlecchino, Lazzarini-Ariel, Paola Borboni, Tino Carraro, Carmelo Bene, Proietti, Milly, Ovadia, Vanoni, Mazzarella per il dialetto milanese, Bramieri, Rascel eccetera).

In conclusione, quella con Anna, è si nata come un’amicizia ‘eterea, volatile’, se riferita allo scorrere di poche ore di una bella giornata di sole di inizio estate, ma si è rivelata anche come amicizia figlia di un intenso parlottío fra un uomo già avanti con gli anni e una giovane donna che raccontava di sé e dei suoi sogni in modi differenti: con le parole, con un istintivo e gradevole gestire delle mani, con lampi improvvisi o assorte fissità di uno sguardo sempre vivo e intenso. Tutto questo, camminando sulla sommità delle mura che racchiudono Cittadella, opera fortificata di Benedetto da Cartura. Passeggiando lungo l’anello di pietre e mattoni, ricordo d’aver pensato che l’attrice a inizio carriera, forse, avrebbe avuto  la  possibilità del tutto naturale di utilizzare questo incredibile ‘soppalco’ per tenere sotto controllo gli uomini e le donne di ‘Sitadèa’: spiandone i movimenti, intuendone i pensieri, assaporandone le cantilene dialettali; una incredibile fonte d’ispirazione per arricchire di nuovi spunti il personale bagaglio artistico in formazione. Chissà se Anna l’avrà fatto.

Sulle mura di Cittadella ho scoperto cosa significhi, davvero, possedere il ‘sacro fuoco’ per un lavoro di grande impegno mentale e fisico, di studio e aggiornamento costante, di partecipazione e sacrificio. Entusiastici i racconti di questa neo-laureata e ancora attrice ‘minore’ (anche perché alta solo 1 metro e 63!) che mi elencava le difficoltà (e le soddisfazioni) di recite nei centri minori del Veneto; con lei, tanti altri giovani preda dello stesso morbo. Piccoli teatri, sedi di circoli culturali, sale consiliari. Tutto a rigoroso ‘ingresso libero’; l’importante era migliorarsi e creare gruppo, sistema; il teatro andava assorbito e sviluppato anche così. Sono passati alcuni anni dall’incontro di Cittadella. Anche se non ci siamo più rivisti – complice FB – so dei progressi e dei successi di Anna Tringali e del Teatro Bresci della sua città; così come lei ‘vede’ e invidia i miei viaggi e le fantasie descrittive di un vecchio ragazzo che, tra i molti ‘amori’ professionali della sua vita, ha avuto e continua ad avere anche quello per il Teatro (rigorosamente con la ‘T’ maiuscola). E non è forse questo un buon motivo per definirsi ‘amici’? ?ff

Foto Anna Tringali | Riproduzione riservata  © Latitudeslife.com

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