Tocco da Casauria, il comune green che il mondo invidia all’Italia

L’Italia è uno scenario improbabile per una rivoluzione rinnovabile” sentenziava, amara ma realista, una delle testate giornalistiche più illustri al mondo, il New York Times. Eppure quello stesso quotidiano, poco tempo dopo, ha raccontato una storia molto diversa, dedicando la propria copertina a Tocco da Casauria, un piccolo borgo situato in Abruzzo, in provincia di Pescara.

Perché un giornale così prestigioso ha dato una tale rilevanza a un comune di poche migliaia di abitanti del centro-sud Italia, finora conosciuto soprattutto per aver dato i natali a Francesco Paolo Michetti? Per rispondere a questa domanda bisogna tornare indietro al 1989, anno in cui la Comunità Europea si accorse del potenziale di questo piccolo paese, esposto costantemente al vento, e decise di avviare una sperimentazione sul posto, installando due grandi pale eoliche che diedero vita, nel 1992, al primo parco eolico in Italia.

L’idea non brillò per efficacia e, per molti anni a venire, le colline di Tocco riecheggiarono del boato che proveniva dalle pale in funzione che generavano un importante inquinamento acustico. La produzione di energia eolica, inoltre, copriva a malapena il 25% del fabbisogno del borgo, e l’esperimento fu considerato un parziale fallimento. La situazione cambiò radicalmente nel 2007, quando le pale obsolete furono sostituite con degli aerogeneratori di ultima generazione, a cui se ne aggiunsero altri due nel 2009. Le nuove pale non alteravano l’ambiente circostante ed erano molto silenziose, eliminando finalmente quel fastidioso inquinamento acustico che per anni aveva disturbato la quiete locale.

Il nuovo parco eolico si distinse da subito per efficacia e produttività, andando non solo a rispettare gli standard minimi stabiliti dal Protocollo di Kioto, ma generando un quantitativo di energia tale da alimentare tutte le case e gli edifici pubblici del borgo, con un surplus di energia del 30%. Partendo da questa risorsa, Tocco da Casauria ha dimostrato di possedere una marcia in più: l’energia in esubero è stata venduta, portando nelle casse del Comune oltre 100.000 euro, che sono stati utilizzati per restaurare l’antico castello che sovrasta il centro storico. Un atto virtuoso che ha innescato una vera e propria catena di eventi, proseguita con il Premio Buone Pratiche conferito da Legambiente.

Il percorso ecosostenibile promosso da Tocco e la gestione corretta dei guadagni derivati dall’eolico, hanno consentito al comune di abolire le imposte locali, come la tassa sulla spazzatura, di potenziare la pulizia delle strade e di compiere importanti interventi sugli edifici pubblici, come l‘installazione di pannelli fotovoltaici per illuminare il cimitero del paese e il centro sportivo, eliminando ulteriori spese a carico dei contribuenti. I servizi implementati grazie alla gestione responsabile delle risorse da parte dell’amministrazione comunale, hanno portato Tocco da Casauria a essere uno dei principali promotori della bioarchitettura nel centro Italia, con oltre 20 edifici a impatto zero costruiti negli ultimi tre anni. Un progetto dopo l’altro, un risultato dopo l’altro, il piccolo borgo abruzzese si è guadagnato l’attenzione dei media e il rispetto della stampa internazionale, meritando l’interesse dei più autorevoli organi di stampa nel mondo.

Un piccolo miracolo tutto italiano, quello di Tocco da Casauria, in un’area (e in una nazione) che non brilla né per virtuosismo ecosostenibile né, soprattutto, per onestà nell’utilizzo delle risorse pubbliche.

Testo di Alessandra Narcisi | Foto web

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