A Berna passeggiando tra storia e leggende

Il grande scrittore Goethe la definì come la città più bella che avesse mai visitato. In fondo, il fascino è negli occhi di chi guarda, ma è davvero difficile non innamorarsi di Berna, la splendida capitale della Svizzera.

Qui antico e moderno si integrano alla perfezione in un connubio indissolubile: l’eleganza, la tranquillità e l’ospitalità ovunque riscontrabili, uniti a curiosi aneddoti, sono l’eredità del suo passato. Il centro urbano fu fondato su una penisola circondata dal fiume Aare, una sorta di barriera naturale contro eserciti stranieri. Oggi, le sue acque color smeraldo abbracciano la romantica Città Vecchia, inserita nel Patrimonio Mondiale dell’Umanità per il suo incantevole centro medievale perfettamente conservato nonostante il logorio dell’inevitabile scorrere del tempo.

Antico e presente

Passo dopo passo, si scoprono opere e strutture che hanno fatto la storia della città: stradine acciottolate, vicoletti, edifici in pietra arenaria, fontane ornate con sculture rinascimentali, torri e bastioni e la maestosa cattedrale, il più grande luogo di culto del Paese dallo splendido portale raffigurante il Giudizio Universale. L’unione tra passato e presente la si noterà in modo deciso nell’osservare strane porte ai lati delle vie. Sono le entrate di vecchie cantine, oggi trasformate in ristoranti, botteghe, boutique, gallerie d’arte e fiorai. Pur essendo strutture non sincroniche rispetto all’ambiente circostante, non stonano con il contesto poetico. A fare da cornice ci pensano i lauben, i caratteristici portici lungo i quali spuntano negozi e locali alla moda: la loro passeggiata coperta di 6 km risulta utilissima quando il tempo non è clemente.

Geniali intuizioni

Il passare del tempo è scandito dal suono della campana dello Zytglogge, la Torre dell’Orologio. Più volte modificato, è parte di una prima cerchia di mura, riconoscibile anche per l’orologio astronomico sulla facciata. Ai suoi piedi ci si imbatte spesso in una folla di persone di tutte le età: gli occhi innocenti dei bambini e quelli incuriositi degli adulti sono tutti volti verso l’alto, lì dove, intorno allo scoccare dell’ora, inizia un’allegra sfilata di figure meccaniche di un carillon capace di regalare sorrisi al pubblico. Non lontano sorge la casa, oggi museo, di Einstein: si racconta che al suo interno fu elaborata la teoria della relatività semplicemente osservando la Torre dell’Orologio e un autobus che gli passava accanto.

I simboli

In un’epoca in cui non esistevano discoteche e internet, le fontane erano il fulcro della vita sociale. Usate per pulire la biancheria, fungevano da ritrovo perché intorno a esse ci si fermava per chiacchierare. Vere opere d’arte, se ne incontrano ovunque: una delle più famose, realizzata forse per spaventare i piccoli discoli, è la Kindlifresserbrunnen che raffigura un orco che divora bambini. Più rassicurante è l’immagine dell’orso, simbolo della città. Di peluche, in porcellana, stampati su cartoline, dipinti su vasi e sotto forma di uno squisito dolce alle mandorle: ogni passo sarà accompagnato da questa simpatica figura.

Una leggenda narra che il fondatore della città, il duca Bertoldo V di Zähringen, decise di scegliere il nome in base al primo animale ucciso durante una battuta di caccia. La sventura toccò a un orso, bärn in dialetto locale, da cui deriva Berna. Non mancano quelli in carne e ossa: alcuni esemplari sono ospitati nel grande parco Baerenpark, dove, a breve distanza, li si ammirano senza rischi.

Arte e relax

La cultura è parte integrante della società: legato alla pittura e progettato da Renzo Piano è il Zentrum Paul Klee: ospita mostre cicliche dell’artista proposte con temi diversi. Per la storia da non perdere il Bernisches Historisches Museum che include un’esauriente mostra su Einstein. Se si vuole fuggire in luoghi ancor più incantati, le scelte possono cadere sul Giardino delle rose, con le sue varietà floreali, e la collina Gurten: i loro incantevoli paesaggi riempiono l’anima di magia.

Testo di Gabriele Laganà | Foto Turismo Berna

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