Belgio. A Kortrijk il design parla italiano


È bastata la gigantesca sedia rosa atterrata al centro del Grote Markt per capire che qualcosa di stravagante stava per accadere. Difficile da intuire però. Kortrijk o Courtrai, che da vallone o fiammingo la si voglia chiamare, è una cittadina poco avvezza a certe stranezze. Ma quando il designer chiama, il Belgio come pochi paesi in Europa risponde e lo fa accogliendo fino al 28 ottobre Interieur, biennale internazionale dedicata all’interior design. Quarantaquattro anni di storia festeggiati con una 23esima edizione, che coinvolge tutta Courtrai e i suoi spazi, uscendo dall’Expo fino al centro storico: la BudaFabriek, la BudaToren e il Budascoop, con più di 300 espositori presenti. “A Biennale in the city, a city in the Biennale”, queste le parole usate dal curatore Lowie Vermeersch nel presentare Interieur. Ventura Interieur è una sezione della manifestazione organizzata da Ventura Project, lo stesso team olandese Organization in Design, responsabile di Ventura Lambrate e di tutto il distretto del design milanese. Uno spazio dedicato ai giovani designers con nuove idee, dalla bellezza originale. Perché in fondo c’è una cosa che dal design vero ci si aspetta senza appello, che stupisca, in qualche modo.

Andrea Brena usa le sue braccia come ferri da lana. Al centro del suo tappeto fatto di nodi, è lì che senza scarpe e con sei gomitoli di tessuto fa la maglia, intreccia senza intrecciarsi attirando l’attenzione dei visitatori e le invidie delle signore. “Per Knitted Army l’ispirazione è nata dal materiale che vedevo spesso tra le mani delle persone – racconta Andrea – Questi sono scarti di tessuto arrotolati in gomitoli. Non ho avuto bisogno di annotare o sviluppare l’idea. La mente ha fatto il suo corso.” Qualcuno però ha dato una mano o forse due: “Quando mia madre ha visto cosa facevo è venuta a Berlino, da Ranica con 150kg di materiale per insegnarmi bene la tecnica, ci siamo chiusi in casa e in mezz’ora il progetto aveva preso forma.” Così è nato il tappeto. Stuzzicare: “Perché quando inizio a lavorare le persone intorno a me vedono qualcosa che conoscono, l’arte della maglia, fatto però in modo del tutto nuovo. Per questo si interessano. Quando ti siedi su questo tappeto o su questa sedia, ti accorgi che lo stai facendo. C’è qualcosa in più che ti stimola.”

Così dall’idea nasce il design, ma cosa succede dopo? L’oggetto diventa prodotto o resta un pezzo unico? Per Marco e Andrea di YetMatilde, studio torinese, il design dovrebbe: “Stimolare il mondo dell’industria che attualmente è un po’ fermo ma con cui si può entrare in relazione”. Il progetto Continuous Function esposto ad Interieur ne è un esempio. “Abbiamo usato il tessuto in maniera strutturale e funzionale, quindi la iuta che è un materiale naturale è stata lavorata a strati, aggiungendo la resina per dare sostegno.” Le materie in questo caso si reinventano e si riscoprono in contesti nuovi per portare innovazione. Il Design in tre parole? “Sincero, funzionale e accessibile, nell’utilizzo, nel prezzo e da un punto di vista concettuale”.

Salendo le scale, al terzo piano della Budafabriek si trova invece Another Terra di Barbara Brondi e Marco Rainò per IN Residence, Torino. Diciotto lavori per una mostra collettiva di designers diversi ispirati però da un’unica domanda: Cosa metteresti nel tuo bagaglio a mano se dovessi partire per un viaggio verso una nuova Terra? “Dato il limite di spazio rappresentato dalle cassette di legno usate simbolicamente come vettori, le aspettative che ogni designer ha rappresentato sono state tutte diverse: ad esempio ilrRicordo della vita sulla vecchia terra piuttosto che gli strumenti da usare per affrontare una nuova natura.” Per Marco il design nel suo story telling si fa processo ed esperimento “di cui siamo abituati a vedere l’output, ma su cui bisogna investire, perché non c’è futuro se non si spendono forze nel cambiare il proprio ambiente”.

Design è: resta difficile trovare un’unica definizione, specialmente in un contesto internazionale. Di certo la sedia come oggetto di design è uno dei più bisfrattati dai designers stessi, forse perché ad oggi ne sono state fatte troppe. Al BudaFabrik è pieno di sedie.

Testo e foto di Marta Scocco

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