Costa Rica. Love4Globe incontra l’etnia Ngobe

Resoconto delle due settimane più intense, pittoresche, avventurose e emozionanti del progetto Love4Globe in Costa Rica: la visita alla comunità indigena Ngobe di Alto Guaymì.

Questa comunità si trova a Conte Burica, all’interno di una riserva all’estremo sud del Paese sulla costa pacifica. Raggiungerla di per sé è stata una bella avventura: dopo aver sconfinato a Panama alla frontiera di Paso Canoas, in bus abbiamo raggiunto Puerto Armuelles, qui abbiamo incontrato un membro della comunità che ci ha accompagnato per il resto del viaggio, prima in taxi e poi a piedi. Cinque ore di cammino con il fango quasi costantemente alle ginocchia. Un cavallo ci aiutava portando la valigia, mentre noi arrancavamo lungo il duro sentiero. Il villaggio si è presentato a noi dopo aver risalito una profonda gola dove scorre un fiume.

In generale, la etnia Ngobe è caratterizzata dalla sua forte identità e autenticità, caratteristiche che si sono conservate nel tempo grazie alla sua lontananza dalla civiltà. Le sue radici culturali si riflettono tanto nella sua lingua (il Ngobere), tanto nella conoscenza della natura, la etnobotanica, le abitazioni tipiche, i vestiti delle donne dai forti colori e molti altri elementi culturali si tramandano di generazione in generazione. Tutto questo fa di questa comunità una delle più autentiche del Costa Rica.

Secondo tradizione, le case sono umilissime, costruite in legno e senza il pavimento (il contatto con la terra è totale), e tutti hanno un rancho (una costruzione aperta con foglie di palma come tetto) dove si avvengono gran parte delle attività casalinghe, con il bagno separato dalla casa e costruito in una piccola baracca. Una comunità senza elettricità, scarso segnale telefonico e ovviamente senza collegamento internet. Qui tutti vivono senza cose che a noi sembrano assolutamente necessarie, come il frigorifero, l’auto, il televisore o la stessa illuminazione per la sera e tante altre piccole grandi comodità della vita moderna. Tutto viene cucinato sul fuoco creato bruciando del profumatissimo legno di arancio o di limone. Il tempo sembra essersi fermato ad almeno un secolo e mezzo fa.

La famiglia indigena che ci ha ospitato era incredibile. Nonno Gilberto, ha 82 anni e ogni giorno lavora senza sosta la sua terra che produce e processa un purissimo cacao. Trasmette una forza di vita e una saggezza incredibile. La nostra permanenza è stata scandita dalla condivisione di momenti di vita quotidiana con la famiglia e dalla realizzazione di alcune iniziative Love4Globe.

Con le donazioni raccolte abbiamo infatti realizzato diversi progetti, tra i quali due laboratori didattici per i bambini della scuola, per il riciclaggio di bottiglie di vetro e l’utilizzo di semi naturali per la realizzazione di alcuni lavoretti, lezioni di italiano e di musica per i ragazzi della scuola superiore, la realizzazione dello stemma della comunità insieme ad alcuni studenti, il rifacimento della facciata della scuola con un bel dipinto ed abbiamo offerto per due giornate il pranzo a tutti gli studenti che hanno partecipato alle attività.

Oltre a dare un piccolo aiuto abbiamo fatto tesoro di tutti gli insegnamenti degli anziani locali grazie ai quali abbiamo conosciuto molte piante dalle quali provengono tanti prodotti utilizzati nella nostra cucina quotidiana (come ad esempio, il pepe, l’origano, l’aglio, la cannella, la vaniglia, il cacao, il riso, i fagioli) e moltissime piante medicinali che vengono tuttora utilizzate in mancanza di medicinali moderni.

Inoltre abbiamo imparato un po’ la lingua locale e conosciuto le tradizioni artigianali di questa comunità, come la produzione di borse caratteristiche (chacara) fatte con fibre e coloranti naturali, cappelli fatti con foglie di palma, amache fatte di spago, piatti realizzati dal ‘guscio’ di un frutto (tutuma) e il cibo tradizionale.

L’integrarsi e l’essere accolti da una grande famiglia dove la sera tutti si riuniscono, dai nonni ai nipotini, per parlare o semplicemente per il piacere di condividere e stare insieme, ci ha riportati indietro nel tempo quando anche nella nostra Italia la famiglia era alla base di tutto.

In particolare è stata molto emozionante l’ultima sera, quando la comunità ci ha organizzato una delle loro celebrazioni tradizionali, caratterizzata da balli intorno a un falò, scanditi da un ritmo creato sfregando il guscio di una tartaruga e dalla condivisione del cacao puro, talmente forte da poter ubriacare e che secondo la leggenda ha il potere di cacciare via gli spiriti maligni. Insomma una realtà molto diversa dalla nostra ma così ricca di valori e di identità da lasciare davvero una forte impronta nei nostri cuori.

Testo e foto di Love4Globe

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