Provenza: Luberon, un colpo di fulmine sensoriale

Luberon

 
 

L’impressione è che il tempo si sia fermato in quell’attimo in cui il creato raggiunge la perfezione. Appena arrivati nella regione del Luberon, un piccolo paradiso provenzale nel sud della Francia, verrebbe voglia di non andar più via, perché il coup de cœur è immediato: villaggi costruiti con pietre a vista, rustici dove le ore trascorrono oziose, una natura rigogliosa e coltivazioni curate. Il sole, abbagliante in un cielo dall’azzurro intenso, è vita.

Campi di lavanda

L’esplorazione di questo territorio attiva inevitabilmente tutti i sensi e impone la loro partecipazione. Un’emozione visiva sono il blu lavanda, il giallo girasole, il verde vigna, il bianco pietra delle case con le imposte in tinte pastello. Il profumo dei fiori e delle erbe aromatiche arriva inaspettato e inebria l’olfatto. Il frinire delle cicale, i rintocchi di pesanti campane, il vociare nei mercati suonano come un’orchestra accordata. La polvere dell’ocra tra le dita, il calore sulla pelle e la carezza del vento fondono la materia con lo spirito. Il gusto del vino, del miele, dei meloni maturi, la corposità delle ciliegie, l’intensità della bouillabaisse ispirano pensieri legati al buon vivere e alla salute. Pace, rilassatezza e tranquillità sembrano essere le parole d’ordine di questi luoghi e non stupisce che intellettuali e scrittori come Albert Camus e Peter Mayle li abbiano scelti quali luoghi elettivi, in cui stabilirsi. Strade sinuose, perfette da percorrere su due ruote, si inerpicano sui rilievi calcarei per lasciar scoprire graziosi borghi aggrappati a speroni di roccia. Molti hanno ricevuto il titolo di villaggi più belli di Francia e passeggiandovi non si può che esser d’accordo: Bonnieux di pietra dorata, Lacoste del Marchese de Sade, le torrette difensive di Ménebers , Oppède le Vieux rinata per mano degli artisti; Lourmarin col suo castello rinascimentale, Cucuron la placida; e poi la scenografica Gordes e la rossa Roussillon coi suoi Sentier des Ocres. Borghi dall’aspetto ancora medioevale, dove la modernità è entrata in punta

Piccolo caffè

di piedi, ché per raggiungerli devi salire morbidi pendii, oppure attraversare una boscaglia verace o magari una foresta di cedri, portati su questo terreno generoso dall’Atlante marocchino. Il fulcro dei villaggi ruota attorno ai Petit Café aperti su piccole piazzette, all’ombra di imponenti platani . Non mancano le austere fontane a sgorgare acqua continua, gli atelier di pittori e scultori, golose pâtisserie e graziose boutique enogastronomiche. Vicoli di ciottolato costellati da consumati gradoni conducono alle sommità, su terrazze panoramiche dove castelli diroccati o chiese abbandonate dominano sulla vallata sottostante e con un dito si può toccare il cielo. Da quella cima, dove il battere costante del vento ha imposto una direzione allo sguardo degli alberi, si scorgono le macchie di lavanda tra il verde intenso dei vitigni e l’argento degli ulivi. Appezzamenti regolari senza

Oppéde le Vieux

recinzioni che permettono a chiunque di godere della maggiore attrattiva della Provenza, vista su tante cartoline e perciò altrettanto sognata. Come spesso accade davanti alle bellezze usurate dalle immagini, subito è irreale la sensazione di camminare tra le file regolari di quest’arbusto, perdersi nel suo colore, ubriacarsi del profumo che riempie l’aria, ascoltare il ronzio di migliaia di api impegnate nella raccolta del polline. Solo strofinando dolcemente con la mano i piccoli fiori e poi annusando la pelle su cui l’aroma è rimasto si ha la certezza del posto in cui si è. Il culmine della ‘provenzalità’ viene raggiunto visitando l’Abbazia di Sénanque, uno stupendo esempio di architettura cistercense del XII secolo. Posizionata in una gola sempre assolata, pare appoggiata sul verde dei boschi che le fanno da cornice e le sue mura austere sembrano sorgere proprio da lunghe distese di lavanda. È evidente perché tanti pittori abbiano trovato ispirazione in questa regione: i colori intensi della natura esprimono una vitalità che naturalmente marchia l’anima e quindi si imprime sulla tela. Basta guardarsi attorno per vedere i grossi girasoli di Van Gogh, per riconoscere i paesaggi agresti di Cézanne, per rilevare nei dipinti le diciassette diverse tonalità dell’ocra di Roussillon e sentirsi così dentro un quadro, dipinto dalla suprema arte di un grande Maestro.
 

Testo e foto di Barbara Oggero

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