Messembria- Messeber- Nessebar (Tappa 10)

Ciao Marcello, ciao Monia, ciao Oreste, ciao tutti bei compagni di crociera, voi continuate per Istambul, ma Gastone  ed io, arrivate a Nessebar in Bulgaria sbarchiamo; termineremo il nostro percorso da sole, come lo abbiamo iniziato. Il mio puzzle familiare continua, prima l’Ucraina per la mamma, ora la Bulgaria e soprattutto Varna, sua città natale, per papà. Via i hryvnia, si cambiano gli euro in leva. Grazie, siamo stati bene insieme, mi metto simbolicamente alla panchina del porto fra i gabbiani in fila e vi saluto mentre il Maresciallo Koscia scivola via. Ci troviamo per due notti il delizioso albergo Trinity ottimo consiglio della Guide du Routard, con vista su tutto, il mare, le vecchie case in pietra sotto e legno sopra, gli onnipresenti gabbiani sui tetti. Non ne avevo mai sentito parlare, ma Nesseber,  provincia di Burgas, è una delle città più antiche d’Europa, anticamente isola,collegata in seguito alla terraferma da un istmo artificiale. Colonia tracia, poi greca fin dal secondo millennio prima dell’era volgare come testimoniano l’Acropoli, il tempio di Apollo e un’agorà, conosce il dominio romano e quello bizantino con numerose chiese, poche per la verità restaurate, ma anche i resti sono delle bellissime rovine. Poi con “mamma li turchi”  nel 1453 e per 4 secoli inizia il declino della città, diventa borgo di pescatori e viticoltori; annessa alla Bulgaria dal 1886, nel XX secolo riemerge come località balneare alla moda e Patrimonio Mondiale dell’Umanità per i significativi reperti archeologici e architettonici. Giusto per non morire ignoranti  visitiamo il ricco Museo Archeologico, ci sono frammenti di vasi, bei gioielli d’oro  che risalgono alla notte dei tempi e soprattutto molte monete di bronzo e d’argento coniate nei secoli del grande apogeo, ma fondamentalmente ci godiamo la nostra completa indipendenza ritrovata girollando per le stradine  (si sprecano cimeli di guerra e busti  di Lenin), piacevoli la sera quando la massa dei vacanzieri giornalieri se n’è andata, gustando al ristorante tante specialità che si mangiavano a casa mia  e che adoro come le foglie di vite ripiene di carne e riso, lo tzaziki (salsa di yogurth, aglio, cetrioli e menta fresca) da mettere sopra kebapcheta e keufteta (polpette allungate e rotonde alla griglia), il tarator, una zuppa fredda a base di yogurth, cetriolo ed aneto. Qualche ora nella bella spiaggia e oso farmi dei bagni nel  mare limpido anche se la guida dice che è inquinatissimo. L’acqua è poco salata perché quattro grandi fiumi sfociano nel Mar Nero ( il Danubio, il Dniepr, il Dniester ed il Don)  ed i pesci d’acqua dolce pare stiano aumentando a vista d’occhio. E’ vero che Nessebar è super turistica, tutta ristoranti e negozietti, ma la città vecchia è bella, tutte le insegne sono in cirillico ed in inglese, la gente sorride, è gentile, anche chi non parla un’altra lingua si sforza comunque di capire, comunicare, aiutarti, dopo il gelo umano ucraino ci sembra di sognare e poi c’è anche chi suona la cornamusa, cosa volere di più ? Per finire queste prime note bulgare la foto più insolita: un annuncio funebre con tanto di martingala nera e foto del caro estinto. Incollate sui pali, sugli alberi, sui muri si affiggono dovunque queste partecipazioni che rimangono là, intoccate fino a quando il vento non se le porta via o la pioggia non le macera. E’ la tradizione! Al mattino presto di un nuovo giorno, ciao spiaggetta, si prende l’autobus e via verso nord per Varna, i campi di girasole fanno allegria sfilando dietro al finestrino.

Testo e foto di Sara Nathan

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