ARMENIA,UZBEKISTAN,TURCHIA Tre laghi, un destino

Turchia. Il Lago di Van al tramonto

A volte è difficile comprendere come, in nome di meri interessi economici, si possano causare disastri enormi a discapito delle bellezze naturalistiche. Tanti sono i luoghi nel mondo che sono assoggettati all’insensato bisogno dell’Uomo di prevaricare sulla natura. Tre laghi, in tre Stati diversi, ne sono l’evidente prova.

 

Armenia. Il lago di Sevan

In Armenia, il lago Sevan.

E’ uno dei più grandi laghi d’alta quota al mondo nonché il più grande d’Armenia. La leggenda narra che gli abitanti attraversarono il lago gelato per sfuggire ad una delle numerose invasioni arabe rifugiandosi nel Monastero di Sevanavank, allora situato su di un’isola, pregando Dio di salvare le loro vite. Quando gli arabi tentarono di attraversare il lago, il ghiaccio si ruppe ed affogarono nelle acque gelate. Gli armeni considerarono il fatto come un intervento divino e, siccome il lago ricoperto di cadaveri sembrava nero, lo chiamarono Sevan (Sev significa nero). Riceve acqua da 28 corsi d’acqua ma come emissario ha solo il fiume Hrazdan; tuttavia solo il 10% dell’acqua esce tramite il fiume, il restante 90% è infatti soggetto ad evaporazione. Durante il Regime di Stalin venne attuato un progetto che prevedeva lo sfruttamento dell’energia idroelettrica. Il livello del lago si abbassò di circa 20 metri e negli anni ’60 il piano venne riesaminato facilitandone il rialzo anche se, ancora oggi, è ben visibile il livello originario del lago, di gran lunga maggiore rispetto a quello attuale. Gli Armeni hanno comunque pensato di sfruttare la zona dal punto di vista turistico e, dal mio punto di vista, nel modo peggiore. Grandi alberghi dall’aspetto fatiscente, rumorose moto d’acqua e una grande quantità d’immondizia abbandonata ovunque non incentivano il visitatore a cercare angoli più piacevoli ed incontaminati, che sicuramente da qualche parte ci sono.

 

Uzbekistan. Lago d'Aral in secca

In Uzbekistan, il lago d’Aral.

Lago salato di origine oceanica ha due immissari ma nessun emissario. Il suo nome significa “mare delle isole”, dal kirghiso Aral Denghi, per le numerose isole che popolavano la costa orientale. Il regime sovietico pensava che il lago fosse un’enorme spreco di risorse idriche, un errore della natura che andava corretto. Vennero perciò realizzati dei canali per riversare l’acqua nei nuovi campi di cotone circostanti mirando poi alla coltivazione del riso nel bacino del lago, una volta prosciugato. Dei 68.000 km² originari restano due laghi, uno più grande a sud ed uno piccolo a nord. Nel 1987 infatti il lago d’Aral si è diviso allargandosi tra l’Uzbekistan ed il Kazakistan. Moynaq, cittadina che sorge sulle sue rive e che un tempo era un attivo porto, oggi mostra le cicatrici insanabili di quel disastro. Le acque cristalline, le varietà ittiche, la valle verdeggiante ed il suo clima mite non esistono più. Ormai solo relitti.

 

Turchia. L'isola di Akdamar sul lago di Van

In Turchia, il lago Van.

Si trova nella parte più orientale del Paese ed è uno dei più grandi laghi endoreici (senza sbocchi) al mondo. Le sue acque hanno la caratteristica di avere un pH particolarmente alcalino, tanto da rendere la pelle di una persona che vi si bagna completamente bianca. I numerosi sali che che contiene, poi, vengono estratti tramite evaporazione ed utilizzati come detergenti. Il lago di Van subisce continue variazioni di livello. Già nel 1901 Oswald aveva notato un deciso sollevamento della spiaggia rispetto alle acque. In epoca più recente, invece, il livello si è alzato tanto da inondare i terreni circostanti. Anche se questo grande specchio d’acqua non è in pericolo di prosciugamento, è comunque da considerarsi minacciato dall’erosione terrestre e, soprattutto, dall’indiscriminata rete fognaria delle cittadine situate sulle sue rive. L’acqua è comunque limpida e molti sono gli scorci che valgono la pena di essere visti, come ad esempio l’isola di Akdamar. L’etimologia del nome risale ad una leggenda secondo la quale una ragazza di nome Tamar vivesse sull’isola mentre il suo amato sulla terra ferma. Il ragazzo ogni notte nuotava per raggiungerla guidato da una luce che Tamar accendeva per lui. Il padre della ragazza, essendo venuto conoscenza delle visite clandestine, una notte ruppe la lampada che serviva da guida ed il ragazzo morì nelle acque del lago esclamando:”Akh Tamar”, Oh Tamar. Sull’isola, che si raggiunge con un traghetto da uno dei numerosi moli, è situata una bella chiesa armena incastonata tra verdi alberi ed incorniciata dall’acqua blu.

 

Testo di Federica Giuliani    Foto Federica Giuliani e archivio

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