SOUTH AUSTRALIA, l’ultima frontiera

Una nuvola di terra rossa si muove sotto le nuvole rosa del cielo. I Cattle drover, spostano la mandria nello sconfinato outback australiano. Al loro fianco i turisti vivono una delle grandi avventure del nostro tempo, sulle tracce dei pionieri. 

Cattle drive al tramonto in South Australia

  

Il sole sale lentamente all‘orizzonte, tingendo il cielo di una coperta di nuvole rosa. Sulla pelle, incalzata dall‘aria ancora leggera della notte, si avverte giá il suo calore, intenso e devastante. Bill Willoughby, il capo dei cattle drover, come si chiamano in Australia i cowboy che guidano il bestiame, si sporca le mani di terra rossa, fissa le redini e poi sale con una mossa scaltra in sella. Bill ha lavorato in molti film ed è considerato essere un horse whisperer, un „uomo che sa parlare ai cavalli“. Guarda verso il sole, davanti a cui si fanno avanti, lentamente al passo, come antichi messaggeri di un mondo di tenebre i suoi uomini, ombre nere di cavalieri con in testa il cappello da cowboy. Stringo

Cavallo pronto per il cattle drive. South Australia

le gambe attorno al mio vecchio ronzino (scelto apposta per chi è principiante), che si chiama Baily, ancora con fare incerto e insicuro. L‘altro cavallo nitrisce innervosito, appena uno dei cattle drover lo incita a raggiungere gli altri. „Questa mattina vuol fare di testa sua!“ ribadisce lui in tono un po‘ brusco, ma anche divertito. „Ogni cavallo ha la sua personalità, proprio come gli uomini. Ma alcuni cavalli, e questi sono i migliori, sono diversi. Hanno un dono. Sono molto cauti e curiosi con una mucca. Quando si muove è come se la volessero intrappolare o ipnotizzare. Le leggono nell‘anima, sanno prevedere le sue mosse con anticipo. È allora che ti senti come in sella a un cane da gregge. Lo hai mai visto quando salta sulla schiena delle pecore per guidarle nella direzione giusta? Così sono i cutting horse, i cavalli da bestiame. Li usiamo per separare, si dice „cut“, una mucca dal branco, per marchiarla, venderla al mercato o, semplicemente, spostarla da un luogo a un altro. Noi e i cavalli siamo una cosa sola“ precisa Bridie Ferguson, una delle poche ragazze cattle drover che ha lavorato anche in Australia di Baz Luhrmann e molte altre pellicole tra cui Wolverine, X-Men Origins.

Foto aerea di Coober Pedy. South Australia

„The Outback! Dov‘é l‘Outback? (…) È passato Uluru? O dove non piove mai, e dove il cielo è sempre blu? (…) L‘Outback è più di un luogo. È la qualità e l‘essenza nel cuore di te e me. L‘Outback traspare immensamente nello spirito della nostra terra; è più che le montagne distanti, è più che la sabbia che va alla deriva. Lo ritroverai nella nostra storia, nelle vite di molti vecchi, nei nostri vagabondi, mandriani, stockmen e nel popolo duro delle nostre donne. Non puoi afferrare l‘Outback, non completamente, in ogni caso. Perché il suo spirito è elusivo nella maniera più frustante“.

Cattle drovers al lavoro. South Australia

Così canta il poeta Philip R. Rush, in Outback Poems. La stessa atmosfera si rivive nello spirito della storica Great Australian Outback Cattle Drive, la grande transumanza. Migliaia di capi di bestiame vengono guidati lungo percorsi come il Birdsville e l‘Oodnadatta Tracks, ripercorrendo le tracce dei leggendari pionieri, quando la transumanza era una necessità. „Abbiamo partecipanti da tutto il mondo e di tutti i livelli, per ognuno di loro c‘è un cavallo adatto alla loro abilità di cavalcare. I turisti dormono in un accampamento con tutti i comfort e vengono

Cattle drover al lavoro. South Australia

prelevati ogni mattina per raggiungere ilbestiame e partecipare alla grande cavalcata  che in tutto dura cinque giorni e quattro notti per ogni itinerario. Possono prendere parte pure ad altre attività turistiche, come voli spettacolari o la conoscenza della cultura indigena. Questa transumanza storica è stata ricreata nel 2002, si è svolta nel 2005, nel 2007, nel 2010. Per la prossima non abbiamo ancora fissato una data fissa e il percorso, perché dipende dalla siccità, che è ancora in corso in diverse aree remote dell‘Outback“ racconta Bill. Il regista Luhrman vi partecipò nel

Cattle drover aborigeno. South AUstralia

2005 e proprio da questa esperienza trasseispirazione per il suo film, dove molti cattle drover, conosciuti durante quel periodo, hanno addestrato per mesi i cavalli usati sul set. Oggi il rito del cattle drive comincia presso Anna Creek, la più grande stazione d‘allevamento del mondo, il cui territorio occupa circa la stessa superficie del Belgio. Si raggiunge in un volo regionale da Adelaide  – Coober Pedy, spaziando su un paesaggio desolato dove l‘occhio corre all‘orizzonte a perdifiato. Coober Pedy è un‘utopia, travolta da sempre dalla „febbre“ degli opali, di cui è la maggiore produttrice al mondo. Più della metà dei suoi abitanti ha scelto di costruire case sottoterra per evitare le altissime temperature esterne. Scavati nella roccia sono perfino chiese e hotel e la gente che vi si incontra ha l‘aspetto di una sorta di moderni pionieri. Ci si imbatte in diversi minatori, qui in cerca di fortuna, o in moderni avventurieri che qui hanno fatto fortuna, tra cui molti greci e italiani. Si prosegue successivamente per 160 km tra nuvole di polvere per la sterrata William Creek Road fino ad Anna Creek, dove si trova anche il bestiame. Nei dintorni si cela un

Mandria in marcia durante il cattle drive. South Australia

meraviglioso spettacolo della natura: le Arckaringa Hills. Sono anche chiamate „Painted Hills“ o „Painted Desert“, una successione di variopinte colline e dolci ondulazioni, ricche di minerali. Sfoderano un alternarsi di tinte dal rosa, al rosso, al giallo, al marrone. Paiono quasi stese da un pittore su una tela e trascolorano in una magia di sfumature all‘alba e al tramonto. Il Cattle Drive in tutto dura circa venti-trenta giorni e di solito i turisti possono prendere parte a quattro tours di cinque giorni lungo il suo tragitto. „Si sale a cavallo dalle 8 alle 16 e si percorrono al giorno circa 8-10 km, a seconda delle condizioni del terreno“ spiega Stacey

Tramonto in South Australia

 Smith, una delle più giovani cattle drover. A soli 21 anni è anche una specialista con la frusta, come dimostra talvolta con qualche esibizione improvvisata. „La maggior parte dei turisti prende parte solo a un tour, massimo due, c’è qualcuno, con la passione per i cavalli, che compie perfino tre itinerari e ci segue per quasi tutto il viaggio“. Durante questo grande evento si assiste a diverse attività da fattoria, come la separazione del bestiame per la marcatura, in un‘atmosfera da vecchio Far West. Alcuni preti vengono a benedire la partenza del Cattle Drive. Ci si avvia poi a cavallo, tra colpi di frusta e

Opali a Coober Pedy. South Australia

tantissima polvere rossa, inseguendo la mandria. Quando qualche mucca si separa dal gruppo, viene subito recuperata da uno dei cattle drover, tra cui si distingue anche qualche aborigeno. Si cavalca sotto la presenza instancabile del sole e si ascoltano storie di vita e di Outback, di sopravvivenza, di cavalli leggendari e di rodei, di esperienze dure da fattoria, mentre i più scaltri si cimentano nel recupero di qualche vitello in fuga.  Nel paesaggio meraviglioso a tratti si riconoscono cisterne per le vecchie vaporiere, stazioni in rovina, colorati pappagalli che si posano su

William Creek pub. William Creek. South Australia

vecchie pompe per l‘acqua o resti di carri di pionieri, rovine di case o fattorie. La suggestione è grande nell’Outback. Ci si confronta con carcasse di auto abbandonate lungo le piste, con silouhette di rocce che paiono uscite dal mondo lunare del fim Mad Max (1979) con Mel Gibson, per altro girato qui. Ci si lascia incantare da suggestivi miraggi che danno l‘illusione di avere un lago davanti agli occhi, da rovine di insediamenti di pioneri o da personaggi eccentrici. Alla sera ci si ritrova tutti intorno al fuoco, a bere birra e a fare un bilancio della dura giornata di lavoro. All‘alba ci si sveglia sotto un

Cattle drover camp. South Australia

cielo che si incendia di rosso e si è pronti a saltare in sella e a ripartire. Se si ha voglia di „vita notturna“ si va a William Creek. E’ il paese più piccolo d‘Australia, un punto minuscolo nell‘immensità del correre della sabbia rossa, con una popolazione che sfiora le  10 persone, pali indicatori che segnalano la sua distanza da molte città del mondo e, a fianco, pezzi di razzi e capsule per satelliti in disuso approdati qui da non si sa dove. È uno dei luoghi più isolati del pianeta. Ha però un pub leggendario, quello di Neville e di Adriana, che ha origini italiane, caratterizzato da cimeli di ogni tipo e varie

Cavalli durante il cattle drive. South Australia

 chincaglierie appesi alle pareti. Al bar si incontrano stranieri, avventori di passaggio e qualche swagmen, come si chiamano i vagabondi, che sul principio del viaggio aborigeno, attraversano il deserto, da fattoria a fattoria, e che raccontano la loro vita in cambio di una fredda birra. La sera si fa festa con musica folk improvvisata, tra i fumi dell’alcool, azzardati passi di danza e, a volte, perfino qualche piccola rissa di paese. Le pareti sono ricoperte di fotografie, cartoline, bigliettini e ricordi di tutti i suoi avventori nel corso degli anni. A volte nell’Outback si incontrano luoghi

La "dingo fence". South Australia

magici, che paiono sogni divenuti realtà, come il Lake Eyre, il grande lago che dall’alto di un piccolo aereo riflette le ombre come su uno specchio. Contrasta nei colori del deserto che sfumano nell‘ocra con una bianca crosta di sale che si immerge nel blu acceso dell’acqua. Un  paradosso che separa l‘infinito è la „Dingo Fence“, la barriera di rete lunga 5.300 km e posta per impedire ai dingo di passare dalle zone desertiche dell‘Outback ai pascoli delle aree meridionali. Ogni volta che finisce un periodo della grande transumanza, la gente cambia, i cattle drover restano, prossimi a

Il cattle drive. South Australia

cominciare un’altra avventura. C’è un po’ di tristezza su loro volti segnati dal sole e ancora di più su quella dei turisti, non così convinti di tornare alla vita di città. C’è chi coccola e saluta il suo cavallo, con magari una lacrima che scende furtivamente sul volto, c’è chi promette di tenersi in contatto e di mandare fotografie, c’è chi si porta a casa un ferro di cavallo, in segno di buon augurio o con una certa maliconia. „E’ un ciclo della vita che si chiude e un altro che ricomincia“ apostrofa il grande Bill, con fare profetico. E allo scandire delle sue parole il sole scende come per magia, all’orizzonte, sulle note di una sorta di

canto funebre del vento, incendiando il cielo di un rosso sangue intenso. 

  

 

Testo di Alessandra Mattanza         Foto di Alessandra Mattanza e archivio South Australia

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