Passione barocca in terra di Puglia

Palazzo dei Celestini ora Palazzo della Provincia - Lecce
Palazzo dei Celestini ora Palazzo della Provincia - Lecce

L’annesso Palazzo dei Celestini ospita gli uffici di provincia e prefettura. Quando il collo comincia a dolere e si  guarda più in basso si scopre un altro mondo: da sottoterra emergono tombe, nicchie absidali o pozzi oleari, come nella piazzetta Castromediano, coperti da alte teche di ferro e vetro. In piazza S. Onoronzo si apre l‘anfiteatro Romano. Costruito nel II secolo d.C. fungeva come luogo di spettacolo e di divertimento delle guarnigioni romane stanziate nei pressi della città e poteva ospitare 25.000 spettattori. La sezione dell’anfiteatro che oggi si può vedere, è solo i due terzi dell’intera superficie. Una parte delle gradinate, sovrastanti il livello stradale, non esiste più; un’altra è nelle fondamenta delle case circostanti. Nella sua storia plurimillenaria la Puglia ha sempre ricoperto il ruolo di “Porta dell’Est”. Testimonianza importante ne sono le pavimentazioni a mosaico, mutuate dal mondo classico e arricchite dei simbolismi cristiani, che rivestirono le pavimentazioni dei palazzi e delle chiese. Come la grandiosa rappresentazione

I mosaici della Cattedrale di Otranto
I mosaici della Cattedrale di Otranto

dell’Albero della Vita sul pavimento della Cattedrale di Otranto, vitale testimonianza del mondo medievale e del suo immaginario. Il valore simbolico del meraviglioso mosaico, che con i suoi 16 metri di tasselli di calcare ricopre quasi interamente il pavimento della chiesa, è oggetto ancora oggi di accese discussioni tra gli studiosi. Realizzato tra il 1163 e il 1165 dal monaco Pantaleone,  la cui firma è ben visibile, disegna un grande albero i cui rami del bene e del male hanno sempre fatto pensare all’albero della vita. Sono però le immagini incongrue con la classica iconografia cristiana, come il re Artù che cavalca un caprone, la donna nuda con l’unicorno o i dodici centri concentrici che rappresentano i dodici mesi dell’anno, a confondere le interpretazioni. Inquietanti le grandi teche che contengono gli ottocento teschi degli otrantini decapitati dai turchi nel 1480 per essersi rifiutati di abiurare la fede cattolica. Alla base dell’altare c’è il tragico ceppo usato per il martirio. Altri misteri e leggende avvolgono la nascita di Nardò a poco più di 20 km da Lecce. Tra le tante, la più poetica è quella che la vuole nata là dove un toro, raspando con la zampa, fece zampillare l’acqua, “nar”  in illirico. A conferma di ciò sullo stemma della città compare un toro rosso contornato d’oro, con la zampa anteriore alzata su un terreno erboso, da cui zampilla acqua e la scritta “tauro non bovi”. La città ha radici antichissime, come dimostrano in particolare i graffiti del paleolitico, considerati tra le prime manifestazioni di arte figurativa in Europa, trovati nelle grotte della Baia di Uluzzo. Tra  il ‘43 e il ‘45 ospitò un campo profughi per gli ebrei scampati ai lager nazisti. Gli Alleati requisirono le ville lungo la costa per organizzare l’ospitalità e, nonostante le difficoltà della guerra, la popolazione solidarizzò con i più di 100000 ebrei  che vi transitarono (tra tutti anche Golda Meier).  Zivi Miller, un ebreo di origine polacca che sposò una ragazza locale dipinse, sui muri fatiscenti di una delle ville in rovina, il popolo ebraico in cammino verso la stella di David. Il murales e tutte le memorie di quel periodo, sono conservati nel Museo della Memoria e dell’Accoglienza inaugurato nel 2009 a Santa Maria al Bagno. In città il centro storico possiede begli esempi di barocco e lungo la costa è interessante seguire l’itinerario che unisce le torri difensive tra cui la Torre Fiume, spezzata in quattro tronconi perfetti  da una bomba (e per questo chiamata le quattro colonne) e la Torre dell’Alto da cui si gode un magnifico panorama.

La Basilica di Santa Caterina d'Alessandria - Galatina
La Basilica di Santa Caterina d'Alessandria - Galatina

Non è barocca ma una rara commistione di romanico e gotico la Basilica di Santa Caterina di Alessandria a Galatina. Fu iniziata probabilmente nel 1369 dal Principe di Taranto, Raimondello Orsini del Balzo che, folgorato da un pellegrinaggio sul Sinai, la volle dedicare a Santa Caterina d’Alessandria. La sua costruzione richiese più di 20 anni.  Successivamente, intorno al 1400, il principe fece aggiungere il coro “per non lasciare un corpo (la chiesa) senza testa”. La realizzazione degli affreschi all’interno furono interrotti dal suo assassinio a opera di alcuni fedelissimi, che lo accusarono di cospirare contro il re e mai più ripresi. Tanto che ancora oggi incuriosisce quel piccolo accenno di pittura che “cola” sui muri bianchissimi del coro. La Basilica sorge in una viuzza stretta e trafficata, con la sua facciata bella e pulita, tanto pulita di linee e decori da lasciare esterrefatti una volta entrati per il contrasto con la ricchezza dei suoi affreschi dai colori accesi, che ricoprono quasi interamente pareti e volte e ritenuti secondi solo a quelli di S. Francesco d’Assisi. La fantastica opera pittorica attribuita da alcuni a Francesco d’Arezzo riprende scene dell’Apocalisse, della Genesi, della vita di Gesù e di Santa Caterina d’Alessandria. Ma essendo stata commissionata da Maria d’Enghien, moglie di Orsini e duchessa di Lecce, racconta anche le vicende della sua vita. Taranto, alla morte del consorte della duchessa, subì un lungo assedio da parte del re di Napoli che, non riuscendo a conquistare le terre in altro modo, decise di chiederla in sposa. Proposta che lei accettò per poter “morire da regina”. In realtà sopravvisse anche a Ladislao Durazzo e tornò sola a Galatina. La Basilica è stata restaurata negli anni ‘80 per risolvere i grossi problemi di umidità. Il successo dell’operazione ha permesso nel 2003 il restauro e il recupero della cromia dei sorprendenti affreschi di “coscienza” francescana che riprendono in alcuni punti gli stessi soggetti usati da Giotto nella Basilica di Santa Chiara a Napoli. Le immagini sono una narrazione per insegnare la Buona Novella  anche a chi non sapeva leggere

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